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luglio 2008 - Cerimonia di investitura della Sezione Bari-Bitondo
e le dimissioni del Logotenete Zippitelli.
CAVALIERI DEL SANTO SEPOLCRO
Oggi, che con Benedetto XVI il dialogo interreligioso fa intravedere orizzonti
ricchi di speranza...
Con una simbologia non casuale, nella ricorrenza di Santa Maria Maddalena
e nello scenario suggestivo della Corte del Catapano in Bari Vecchia e
della Basilica Pontificia di S. Nicola, il Gran Maestro dell’Ordine
Equestre del Santo Sepolcro in Gerusalemme, il Cardinale John Patrick
Foley, ha proceduto all’investitura di nuovi Cavalieri e Dame della
Luogotenenza Italia Meridionale Adriatica, Sezione di Bari-Bitonto.
L’appuntamento cerimoniale segna l’ultima tappa della Luogotenenza
del Cavaliere di Gran Croce Avv. Francesco Zippitelli, che per ventisette
anni ha guidato il consesso solidaristico nelle sue molteplici missioni
caritatevoli verso la Terra Santa, accrescendone prestigio e consistenza.
In particolare la Sezione di Bari-Bitonto, che con la presidenza dell’altro
Cavaliere di Gran Croce Ing. Pasquale Telesca, oggi conta 160 membri tra
cavalieri, dame ed ecclesiastici (1.014 l’intera Luogotenenza).
Sui mantelli bianchi per i Cavalieri e su quelli neri per le Dame la croce
gerosolimitana (di Gerusalemme) campeggia elegantemente sul lato sinistro.
Era la croce di Goffredo di Buglione, l’emblema cavalleresco cristiano
più antico. Una croce rosso sangue più grande centrale e
quattro più piccole nei suoi quadranti rappresentano le cinque
piaghe della crocifissione. Mentre la consegna degli “speroni”
e l’imposizione della “spada” all’investitura
ricordano i risvolti equestri e militari dell’Ordine, di natura
fortemente religiosa. Derivazione ideale di quel gruppo scelto di cavalieri,
a cui Goffredo di Buglione per primo affidò il compito di custodire
in pace e difendere in guerra la Chiesa del Santo Sepolcro in Terra Santa.
Croce di Gerusalemme
Un compito che col trascorrere dei secoli ha assunto i caratteri della
modernità, per concretizzarsi in attività benefiche o caritatevoli,
azioni di solidarietà, catechesi e percorsi di fede, scambi culturali,
attenzione alle comunità cristiane della regione mediorientale.
In pratica un braccio armato della Chiesa, ma con la spada della “carità”,
per sostenere moralmente e materialmente quelle comunità.
Attraverso borse di studio e alloggi per famiglie di cristiani residenti,
per favorirne il radicamento nel territorio. Col sostegno alle scuole
parrocchiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme, in genere tenute da
suore, frequentate non solo da cattolici, ma anche da musulmani residenti.
In particolare, la Luogotenenza per l’Italia Meridionale, con sede
a Bari, ha contribuito al progetto di alloggi nella zona martoriata di
Ramallah. Il tutto in uno spirito ecumenico condiviso, vitale per tener
vivo il dialogo interreligioso in questo lembo così importante
e controverso del Medio Oriente.
Una missione che si rinnova e si perpetua sin dal tempo delle Crociate,
certamente non intese come guerre di conquista. “Prova ne sia”,
sostiene la studiosa e ricercatrice Simonetta Cerrini, “che dopo
le spedizioni i combattenti tornavano a casa, lasciando sguarnito un territorio
che aveva bisogno di essere presidiato. E’ da questa necessità
che prendono vita ordini come i Templari, i Cavalieri del Santo Sepolcro
o i Cavalieri di Malta”. Tutti sottoposti un tempo al voto di povertà
e di castità, ma sempre obbedienti al Papa fin dal 1129, anno del
Concilio di Troyes che provvide a ratificare il più antico degli
ordini, destinato a diventare il più famoso nei secoli a venire.
Un viaggio in Terra Santa e una visita ai luoghi sacri della cristianità,
soprattutto alla Basilica del Santo Sepolcro, i cui spazi risultano letteralmente
“parcellizzati” tra cattolici, ortodossi, copti, siriaci e
armeni, renderebbe senz’altro più meritevole l’azione
di sovrintendenza e di difesa svolta nel tempo, invece, dai Cavalieri
del Santo Sepolcro.
Una presenza rassicurante e garantista, ispirata al più saggio
ecumenismo. Anche perché dal lontano 1192 la chiave d’ingresso
alla Basilica, in cima alla via Dolorosa a Gerusalemme, è custodita
dalla famiglia musulmana Nuseibeh. Da quando venne loro affidata dal Saladino
(Salah al-Din), per mantenere la pace tra le varie fazione cristiane.
Un compito che è diventato un rito, a cui dal XVIII secolo è
stata chiamata a partecipare, dalle autorità ottomane, anche la
famiglia Joudeh. Sono loro a consegnare giornalmente la chiave alla famiglia
Nuseibeh per aprire e chiudere il Santuario cristiano.
Oggi, che con Benedetto XVI il dialogo interreligioso fa intravedere orizzonti
ricchi di speranza, soprattutto dal crocevia strategico pugliese e di
Bari in particolare, i Cavalieri del Santo Sepolcro rinnovano il voto
d’obbedienza al Santo Padre e si dicono pronti, come sempre, a mettere
se stessi e il credito acquisito al servizio dell’intera comunità
cristiana e di un progetto talmente ambizioso.
di Antonio V. Gelormini
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