I cavalieri del Santo Sepolcro e l'attuale situazione della Chiesa in Terra Santa




La relazione fatta dal Segretario Generale della C.E.I. alla 51^ Assemblea Generale del 19-23 maggio u.s. sulla attuale situazione della CHIESA in TERRA SANTA ci ha lasciati particolarmente affranti e perplessi.

In più però ha indotto, almeno in me, una profonda riflessione sul mio appartenere all'Ord
ine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme.

Va innanzitutto ricordato che in Terra Santa la Chiesa Cattolica è presente sotto varie forme comunitarie. Fra cui l'Università Cattolica, le scuole cattoliche, l'ospizio per neonati abbandonati e l'ospedale per fanciulli a Betlemme, le varie opere culturali dei PP. Francescani, le parrocchie, gli insediamenti abitativi per cattolici.

Ma da tre anni a questa parte, proprio verso la fine del Giubileo del 2000, la nuova intifada ha reso la sopravvivenza delle nostre comunità cristiane davvero drammatica.

La gente non ha lavoro; i cristiani che vivevano pressoché esclusivamente di turismo e sui pellegrinaggi, oggi sono stati del tutto privati di attività economica lucrativa. Vi sono problemi di sussistenza. Non si sa come provvedere all'educazione stessa dei giovani.

Intorno ai cristiani si moltiplicano gli insediamenti ebraici e musulmani.

E la tentazione è quella di scappar via, lasciare il paese, con la conseguenza che la Terra Santa sarà nuovamente priva della presenza delle nostre pur vive comunità di fede cristiana.

Tutti però chiedono che i cattolici rimangano lì a continuare la loro opera.

Ed anche noi, credo, non sapremmo pensare ad una Terra Santa, ai luoghi a noi così cari, cui siamo così strettamente legati a ragione della nostra Fede, priva della presenza cristiana e dei nostri confratelli.

Peraltro, come dice Mons. G. Betori, Segr. Gen. CEI, solo salvaguardando la presenza delle comunità cattoliche, sarà possibile continuare la promozione di iniziative di solidarietà e di carità verso tutti, che pur si richiede.

I problemi sono tanti:

la casa: è necessario provvedere a dotare i cristiani di propri alloggi, di proprie abitazioni e quindi di spazi su cui edificarle;

il lavoro: è necessario potenziare le dinamiche che portino ad uno sblocco delle attività particolarmente quelle artigianali (pensate alla produzione di rosari, presepi, oggettistica di ricordi ecc., pressoché ferma); in uno al potenziamento degli scambi commerciali conseguenti tali possibili produzioni;

l'educazione e la scuola: problematica fondamentale, perché, presente in ogni ordine e grado, la scuola cattolica forma nuove generazioni, non solo di matrice cristiana. Ed i giovani sono il futuro delle comunità e necessitano quindi di continue iniziative di potenziamento;

l'assistenza: basti pensare alla necessità di sostenere le povertà, le infermità, l'abbandono dei piccoli. Le famiglie povere hanno bisogno di tutto e ricorrono alle nostre parrocchie, che a loro volta hanno bisogno di ingenti aiuti economici per farvi fronte.

E' evidente quindi che i campi di intervento sono tanti ed i bisogni relativi sono tantissimi.

Più e più volte il S. Padre ci ha parlato di condivisione del dramma di quelle popolazioni attraverso una vicinanza spirituale particolare; ma anche della necessità di una testimonianza della sollecitudine di tutta la Chiesa verso i cristiani di Terra Santa ed in particolare verso la comunità cattolica.

Ci ha più volte spronati ad un comune impegno per la continuità della presenza della nostra comunità in quella regione.

E più volte ci ha incoraggiati a fare offerta del nostro personale contributo per la giustizia e la riconciliazione fra quanti in quei luoghi hanno le radici della propria fede.

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E qui vado a rivedere lo statuto del nostro Ordine Equestre. Lungi dall'essere un modo per ottenere un'onorificenza (che tale non è e di non si sa bene poi quale valore sociale), esso prescrive che l'appartenenza all'Ordine sia finalizzata a due scopi essenziali: a) crescita e formazione spirituale cristiana personale e comunitaria permanente; b) sostegno e difesa delle opere in Terra Santa.

Dunque non è tanto il mio appartenere all'Ordine che ha un senso, ma più invece l'appartenenza dell'Ordine a me. Non è tanto il sentirmi io dell'Ordine, quanto il sentire l'Ordine come mio. E se mia, è cosa che va curata e conservata al meglio delle mie risorse e delle mie potenzialità.

Pensare ad un ordine cavalleresco, porta immancabilmente il pensiero ad altre epoche, ad altre manifestazioni dell'essere cavaliere.

L'Ordine Equestre del S. Sepolcro inizialmente (siamo agli albori dell'anno 1000) si componeva di venti canonici che officiavano nella Basilica costantiniana del S. Sepolcro di Gesù; poi ai canonici venne affiancato un corpo di cavalieri destinato alla protezione della insigne Chiesa e dei pellegrini che vi giungevano da ogni parte.

Nel tempo, e dopo che l'Ordine si estese nell'Europa e poi nel mondo, quella caratteristica primordiale di protezione è cambiata, ma solo in quanto a modalità non a sostanza.

Al tempo delle Crociate i Cavalieri dettero prova del loro valore, del loro coraggio, della loro fede, versando sangue ed utilizzando persino la spada per difendere i Luoghi Santi.

Ma nel tempo la funzione prettamente militare fu abbandonata ed il loro impegno assunse vieppiù il carattere di sostegno economico e di fede alle necessità della Terra Santa.

Mi son chiesto quindi quale sarà la mia spada oggi; quale potrà essere la mia battaglia per consentire il raggiungimento in quei Luoghi della pace e della giustizia, che il Papa mi ricorda e mi chiede.

Quale potrà essere il mio ruolo di lotta perché siano riconosciuti i diritti alla vita, alla convivenza pacifica, alla difesa della dignità umana e dei diritti dell'uomo.

Ecco dunque che il mio pensiero va innanzitutto al senso che ha per me la Croce potenziata che porto sulla spalla sinistra.

E' solo un simbolo, sia pure delle cinque piaghe di Cristo; o non rappresenta proprio la mia chiamata ad essere un piccolo ma attuale Cireneo, destinato a coadiuvare Cristo nel portare la croce dei problemi quotidiani anche di quella terra martoriata dal conflitto permanente, dall'odio delle fazioni?

E poi il mio pensiero ve al senso del mio essere chiamato Cavaliere. Da sempre questo nome porta dietro di sé, non solo le immagini scenografiche e sociali tipiche della cavalleria, ma anche e soprattutto l' autodisciplina, la generosità, il coraggio.

E penso a come meravigliosamente, ma altrettanto fortemente e con difficoltà, si debbano abbinare alla sincerità, all'umiltà, alla preghiera , che sono poi i carismi dell'essere cristiano.

Ecco dunque lo stimolo ad essere Cavaliere: è un qualcosa in più rispetto al semplice essere cristiani. Non un qualcosa che si appunta sul bavero della giacca, ma qualcosa che deve prenderti dentro, deve coinvolgere la tua esistenza, deve renderti maggiormente responsabile di fronte a Dio ma anche di fronte alla comunità cui appartieni.

Il tutto con una specificità in più: difendere, proteggere il Santo Sepolcro.

Sono cosciente che il vero Sepolcro di Cristo, il vero Suo Tabernacolo, è la mia anima, il mio cuore, il mio stesso corpo, Tempio santo dello Spirito.

Ma vado orgoglioso nel pensare che lì in Terra Santa vi è un ricordo concreto: la pietra, che ha custodito il corpo umano e divino di Cristo, che è stata testimone della Sua Resurrezione.

Dunque come devo proteggere e difendere il mio corpo e la mia anima quale vero Sepolcro permanente di Gesù, così debbo proteggere e difendere quei Luoghi Santi, da cui è nata la mia fede, dove Cristo istituì la Chiesa, di cui son parte.

Ed allora quando il Papa ed i Vescovi insistono acchè l'intera Comunità cristiana si faccia carico delle problematiche di Terra Santa, vi è uno sprone maggiore per noi Cavalieri dell'Ordine del S. Sepolcro ad attivarci perché possiamo noi per primi sollecitare le iniziative necessarie a tanto.

Occorrerà allora pensare anche noi a creare gemellaggi di comuni, di scuole, di associazioni giovanili; a riprendere i pellegrinaggi in Terra Santa, anche in piccoli gruppi; a creare contatti telematici.

Ma anche e soprattutto a far sentire ai cattolici di lì, che noi, cattolici di qui, non siamo loro lontani; che li amiamo come nostri fratelli  e che siamo preoccupati per loro; che non debbono sentirsi soli.

Ma è necessario anche che la nostra presenza personale in quei luoghi si rafforzi, per testimoniare oggi come prima che amiamo quei Luoghi Santi, che vogliamo non possederli per futili motivi, ma vogliamo sentirli nostri per il loro significato di fede.

Comm. Raffaele Preziuso

Veduta di Gerusalemme


Stendardo dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
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